INAUGURAZIONE MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI SARNO
Venerdì 1 luglio 2011 alle ore 19,30 si inaugura a Sarno (SA), nel bel palazzo Capua, il nuovo Museo Archeologico Nazionale di Sarno.L’esposizione allestita al primo piano del palazzo presenta per la prima volta al pubblico una selezione dei materiali provenienti dagli antichi abitati e necropoli della valle del Sarno corrispondenti agli attuali insediamenti di Sarno, San Marzano sul Sarno, S. Valentino Torio.Dalle più antiche tracce di frequentazione umana dell’area, individuate in località Foce, risalenti all’età neolitica (IV millennio a.C.) la narrazione dello sviluppo delle comunità indigene dell’area legate ad un’economia agricolo pastorale si sviluppa per il pubblico attraverso la progressiva scoperta di oggetti che ne documentano la vita quotidiana, i rapporti di amicizia, di ospitalità e di scambio con altre genti indigene e con i centri greci dell’Italia meridionale, la ricchezza e soprattutto i pensieri che sottendono ai rituali funerari e alla scelta degli oggetti che accompagnano il defunto nella vita dell’aldilà. Particolarmente suggestivi sono i ricchi corredi femminili di età orientalizzante (metà dell’VIII sec. a.C. inizi VII sec. a.C.), come quello della tomba 818 di S. Valentino Torio, caratterizzati dalla presenza di numerosi monili e decorazioni in bronzo . Una fascia di bronzo fermava un velo sulla fronte, fibule in bronzo, in argento e rivestite d’ambra fermavano il vestito arricchito a sua volta da catenelle e pendagli e fermato in vita da un cinturone, mentre braccia e dita delle mani e dei piedi erano rivestiti di numerose armille , bracciali e anelli di bronzo.La crisi delle comunità della Valle del Sarno, documentata dalla graduale scomparsa delle necropoli e dalla semplificazione dei corredi nel corso della prima metà VI sec. a.C., probabilmente da collegare ad un fenomeno di sinecismo (trasferimento della popolazione in un unico centro) che diede luogo alla nascita della città di Pompei, è ben evidente nell’esposizione. Ciò non comportò però l’abbandono di un’area fertile e produttiva come dimostrano la belle tombe dipinte dalla Località Galitta del Capitano, le ricche tombe di Località S. Vito.Affascinante è anche l’apparato illustrativo che sia nei pannelli che nelle installazioni multimediali presenta, attraverso la riproduzione dei giornali di scavo e delle immagini fotografiche di scavo, la difficile opera di scoperta delle necropoli e il lungo e complesso lavoro di studio necessario perché l’archeologo possa ricostruire la vita e i pensieri di genti a noi geneticamente ancora molto vicine, ma così lontane nel tempo. Su questo tema del lavoro, a volte certosino, che si svolge sullo scavo e nei laboratori dei nostri musei vuole richiamare l’attenzione la presentazione di un microscavo di laboratorio dalla forte valenza didattica per un museo che si pone come parte non marginale della crescita culturale di una comunità.
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